La violenza di un pezzo di carta

Par vendredi 8 mars 2019 218

Cari lettori, care lettrici,

Sono sicuro che avrete sentito spesso parlare di problemi legati ai musulmani: si va dai foreign fighters alle discussioni sui minareti, dal radicalismo ai burqa. Eppure, spesso si fa tanto fumo per poco arrosto: non sono io a dirlo, ma la Confederazione stessa[1]! Siamo dinanzi ad un problema di violenza mediatica.

Questo tema è molto importante: esso è infatti uno dei principali ostacoli nel creare un clima di fiducia tra le comunità islamiche e le istituzioni, elemento fondamentale per portare avanti insieme progetti di interesse della federazione e di tutti i cittadini.

Quando i problemi ti toccano da vicino

Un giorno ero sull’autopostale che tornavo dal lavoro, e mi è caduto l’occhio sul piccolo schermo che riportava le notizie del giorno. Come sapete, di queste notizie viene prima mostrato un titolo ad effetto, e dopo appare un piccolo riassunto dell’accaduto.

Quel dì, sullo schermo apparve come titolo che accennava ad un accoltellamento avvenuto in Olanda. Sono rimasto allibito un attimo, perché mi sono chiesto: “Ci sono un sacco ci incidenti e di reati ogni ora in tutta Europa, perché ad un ticinese dovrebbe interessare un accoltellamento in Olanda?”.

L’attimo dopo, con tanta amarezza, ho pensato “Ah… stai a vedere che c’è qualche pseudo-musulmano coinvolto... non si perdono mai occasioni per diffondere un po’ di sano allarmismo”.

Indovinate? Ho fatto centro.

Non facciamo finta di nulla. Probabilmente adesso, mentre sto scrivendo questo articolo, da qualche parte in Europa è recentemente avvenuto un accoltellamento (secondo i dati dell’UNODC, ogni ora ci sono 2 o 3 omicidi[2]). Potete, almeno un pochettino, immaginarvi il mio stato d’animo quel giorno: un enorme senso di tristezza e sconforto.

Quando i problemi non sono una scusante

Non voglio soffermarmi a discutere su perché venga fatta violenza mediatica, non ho le competenze per farlo... Tuttavia vorrei ricordarvi che Nicolas Sarkozy ha fatto una forte pressione sull’intervento occidentale in Libia, ed ha portato la Francia ad essere il principale protagonista nell’uccisione di civili libici e nell’acquisizione (per non dire furto) di risorse naturali libiche. Qualche anno dopo (eventi recenti) lo stesso Sarkozy viene indagato per aver ricevuto milioni di euro in nero da Gheddafi per finanziare (in maniera peraltro illegale) la sua campagna di elezioni[3]. In tutto questo, musulmani sono i cattivi. A voi le riflessioni.

Quando c'è equità ed equilibrio

Le statistiche nel report della confederazione sono molto chiare:

1 Il grafico mostra la quota annua degli articoli suscitanti distanza o empatia o ambivalenti sul totale esaminato e la relativaevoluzione dal gennaio del 2009 al giugno del 2017. Il fatto che la somma sia inferiore al 100% è dovuto alla circostanzache non tutti gli articoli del campione considerato esprimono giudizi sugli attori musulmani tematizzati. N = 1488 articoli. Esempio: nel 2017 il 69% degli articoli sui musulmani in Svizzera considerati si contraddistingue per una tonalità che genera distanza…

in quasi dieci anni, gli articoli che esprimono un sentimento di empatia verso i musulmani (tra tutti gli articoli che parlando di loro) sono scesi dal 20% fino ad arrivare sotto il 10%, mentre quelli contro i musulmani sono passati dal 20% al 69%. Non è spaventoso? Ogni 10 volte che si parla dell’islam, 7 volte si parla male dei musulmani, 1 volta si parla in maniera ambigua, e una volta (forse) si riesce a parlarne bene...

Quando si coglie ogni occasione per fare del bene

Ricordo un bellissimo workshop tenuto da Paride Pelli, direttore di Ticinonews.ch, sul come scegliere un titolo efficace per un articolo di giornale. L’enfasi era tutta concentrata sul “catturare il lettore” con frasi che generassero curiosità, ma che fossero comunque sempre vere, e non deludessero mai il lettore.

Ora vi chiedo dunque, un consiglio. Se siete qua, immagino che siate degli ottimi lettori. Vi proporrò due titoli, e voi mi direte quale, secondo voi, colpisce maggiormente. Magari scrivetelo nei commenti!

“L’Ape Regina dei Bunga Bunga di Berlusconi abbraccia l’islam e riconosce i suoi sbagli”
Oppure
 “Sabina Began rivela i dettagli del suo rapporto con Berlusconi, fino alla fecondazione assistita”

 

Onestamente, potreste trovare anche titoli migliori, ma il messaggio è chiaro: quale dei due temi potrebbe sorprendere di più il lettore? A me colpisce molto il primo, e chiedendo in giro le persone         condividono la mia opinione. Perché vi faccio questa domanda? Beh, ho trovato molto interessante questo articolo[4]: si tratta di un’intervista esclusiva a Sabina Began, detta anche “Ape Regina” per il suo essere la favorita delle feste berlusconiane. Ho trovato molto interessanti i punti dove analizzava cosa avesse portato lei o il suo amato ad avere certi comportamenti. Ha parlato di arroganza, amore, ego, gelosia, ma soprattutto ha parlato di pentimento. E di religione.

Quando ho letto l’articolo sono rimasto piacevolmente sorpreso: era davvero pieno di riflessioni interessanti. A tal proposito, il 20Minuti ha pubblicato il seguente riquadretto.  Cosa ne pensate?

Se siamo d’accordo che, in una simile circostanza, la parola “Islam” avrebbe davvero colpito l’occhio. Eppure, non se ne fa nemmeno un cenno.

Se io fossi musulmano, mi rimarrebbe un po’ l’amaro in bocca. Ma soprattutto, mi chiederei “perché?”. Nel giornalismo, nulla è lasciato al caso. Riuscite ad aiutarmi nel trovare una risposta? Forse questo non rientra nella definizione di violenza mediatica, ma ci tenevo a riportare le mie osservazioni: questo è un esempio di quando si può parlare bene dell’islam, o comunque parlarne in maniera interessante, ma si sceglie di non farlo.

Quando tutti hanno modo di esprimersi

Un altro serio problema riportato dalla federazione, è che quando si parla di islam, tipicamente i musulmani sono oggetto e non soggetto dell’articolo: in altre parole, i musulmani non parlano di loro stessi, ma c’è qualcuno che parla di loro (male).

2 Il grafico mostra la quota degli articoli in cui i musulmani sono solo oggetto, vale a dire che vengono riportate esclusivamente dichiarazioni di altri attori su di loro (55,3%), rispetto a quelli in cui sono solo musulmani a esprimersi (2,8%).Sono inoltre stati definiti tre stadi intermedi (prevalentemente oggetto, prevalentemente soggetto, rapporto equilibrato tra soggetto e oggetto). N = 450 articoli. Esempio: nel 12,5% degli articoli il rapporto tra dichiarazioni dei musulmani e dichiarazioni sui musulmani è equilibrato (soggetto e oggetto).


  

Clamoroso è stato il documentario di Danilo Catti mostrato nel programma RSI “Storie”: esso avrebbe dovuto mostrare la vita dei musulmani in Ticino durante ramadan. L’ospite in sala venne cambiato all’ultimo minuto e senza preavviso, ed ecco apparire in sala la signora Keller Messahli, trasformando un’occasione d’espressione per i musulmani, in un attacco verso di loro. Parlerò ancora di questo.

“Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche.“
{Costituzione svizzera, Art. 8}

Sono convinto che i progetti ambiziosi richiedano tanto tempo e piccoli passi per avere successo. Credo anche, che sia nell’interesse di tutti perseguire dei valori, quali la giustizia, l’onestà e l’equità. La radicalizzazione violenta, che usando parole più belle è l’incapacità di confrontarsi con il prossimo e di mettersi in discussione, è qualcosa che colpisce in ogni cultura, in ogni posto, in ogni epoca, soprattutto quelle persone che vengono isolate dalla società. Credo sia importante notare come noi stiamo effettivamente contribuendo ad un simile processo, ed aumentare la nostra sensibilità su questo tema, per una Svizzera migliore e più sicura.

Un grande esempio è l’intervista Pascal Gemperli, pubblicata anche sul Corriere del Ticino, che mi ha davvero sbalordito: sia le parole di Pascal che il materiale riportato dai media, era corretto ed impeccabile. Forse è una delle interviste più belle che io abbia mai letto in merito ad un musulmano, e mi ha dimostrato che le porte sono ancora aperte, e che possiamo costruire tanto. Io ci credo, e voi?

Grazie per la lettura.

 

[1] Commissione Federale contro il Razzismo (CFR): “Copertura mediatica dei musulmani in Svizzera: uno studio universitario fa il punto della situazione”.

[2] Dato ricavato manualmente, dai dati originali del UNODC.

[3] Uno dei tanti articoli

[4] Il fatto quotidiano: Sabina Began: “Il Bunga Bunga? Una fogna, Berlusconi schiavo dell’ego. Il Corano mi ha guarita

Dignaz

Dignaz,
Piacere di conoscervi! Mi piace giocare a carte scoperte: sono di origini italiane, il mio sangue è un misto di nord e sud, sono un ingegnere informatico, studio intelligenza artificiale, e sono musulmano! Mi piace un sacco cucinare, stare nella natura, e tutta la narrattiva, soprattutto distopica, come i nostri quotidiani. 
Pur lavorando come informatico, partecipo a varie associazioni di carattere religioso, interculturale e sociale. Una strana combinazione forse, ma non così tanto se penso che il mio cioccolato preferito è quello salato.

Se potessi fare pubblicità a qualche personaggio contemporaneo, uno dei primi nomi che mi passa in testa è Norman Finkelstein, un autore, politico e scienziato americano.

C'è una parola che non sopporto usare e sentire: "odio". Ha molto peso, e la uso solo in casi estremi. 

Ci sono tante cose che vorrei imparare, e spero che questo progetto possa portarmi nuove conoscenze e confronti. Conto anche su di voi e sui vostri commenti!

Leave a comment