Quando l’islam è al centro del discorso (parte 1)

Par jeudi 6 décembre 2018 105

Come riconoscere se siamo confrontati con una retorica intrisa da luoghi comuni?

Cosa siamo abituati a sentire riguardo all’islam? Che strategie retoriche vengono usate, specialmente in campo politico, riguardo un tema che ha una risonanza mediatica sempre maggiore? Vi sono strategie linguistiche che possono essere pericolose e portare alla legittimazione di attitudini di esclusione verso un determinato gruppo di persone?

In questo blog vorrei dare uno spunto per riflettere su queste interrogazioni e proporre la tesi secondo cui siamo spesso confrontati con una retorica che appoggia sulle nostre emozioni di naturale timore nei confronti di ciò che non conosciamo, e non sempre ce ne accorgiamo. Proprio per questo motivo, tali strategie linguistiche sono estremamente effettive ma anche pericolose se il nostro obiettivo è di promuovere una società plurale in cui più rappresentanti di più tradizioni convivono e discutono pacificamente.

Le mie riflessioni appoggiano su un sapere che ho acquisito durante i miei studi, ma specialmente grazie al mio lavoro di Bachelor, in cui ho analizzato un discorso di Björn Höcke sull’islam; quest’ultimo è un esponente del partito di destra tedesca Alternative für Deutschland. Il suo discorso è uno fra i tanti che vengono portati avanti da una parte dello spettro politico occidentale, per cui l’islam è descritto attraverso una serie di strategie retoriche che lo rappresentano come intrinsecamente estraneo all’Occidente, a meno che non ne avvenga un’assimilazione. Questa prospettiva si intreccia con numerose altre dinamiche globali, a cui siamo sempre più esposti, sicuramente dal punto di vista mediatico; basti citare il terrorismo di matrice islamica (discusso molto più ampiamente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, cf. Halm 22008: 96) o la migrazione verso l’Europa di „masse“ di individui, aventi una cultura e una religione diversa dalla nostra (È davvero sempre così? O non sono ad esempio molti eritrei o anche siriani di religione cristiana? Quanto siamo disposti ad entrare veramente in contatto con queste persone?).

Dopo questa lunga introduzione volta anche a far riflettere su nostri pensieri o stereotipi (che, la maggior parte delle volte, derivano dalla non conoscenza, perlomeno diretta, di un determinato fenomeno o di persone che lo rappresentano), vorrei proporvi una lista pratica di alcuni tra gli argomenti utilizzati soprattutto da esponenti della destra populista per descrivere l’islam in opposizione all’Occidente. I primi due verranno presentati qui, gli altri seguiranno nel prossimo post!

  1. L’islam rappresentato come un complesso indefinito che invade l’Occidente in un processo lento e nascosto di „islamizzazione“ (cf. Hafez 2010: 128–131)

Ecco un argomento spesso utilizzato secondo cui l’islam, presentato come un complesso omogeneo, rappresenti una minaccia per l’identità occidentale, tradizionalmente cristiana e liberale.

Per dare alcuni esempi pratici, si può iniziare dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, il quale ha descritto ad inizio anno il proprio paese come „ultimo bastione nella lotta contro l’islamizzazione dell’Europa“ (The Guardian 2018). Oppure, vi riporto un estratto in traduzione italiana del discorso di Björn Höcke sull’islam datato 2016, che ho analizzato nel mio lavoro di Bachelor. Il politico dell’AfD si esprime in questo modo sulla Turchia guidata da Erdogan: “Cari amici, la Turchia moderna e laica di un Kemal Atatürk si sta dissolvendo gradualmente, lo Stato secolare è in ritirata e la Turchia si concepisce sempre di più come testa di ponte per l’islamizzazione dell’Europa” (cf. AfD-Landtags-TV 2017). Sostenendo il suo argomento con un gergo militare[1], Höcke addita il governo turco in quanto sostenitore principale di questo ipotetico processo velato di islamizzazione dell’Europa. Infatti, l’espressione testa di ponte può essere usata metaforicamente “per indicare un nucleo coerente di forze o elementi favorevoli sul quale appoggiarsi per introdursi in uno scenario […] estraneo” (educalingo).

Questo argomento alludente ad un’invasione risulta molto efficace per il suo forte riferimento ad uno scenario che fomenta le paure individuali che ognuno possiede quando si tratta di entrare in contatto con qualcosa di nuovo, a cui non siamo abituati, o più semplicemente con “l’altro”. Esso può essere criticato nella sua semplificazione di dinamiche più complesse e omogenizzazione di un gruppo di individui dietro al termine “islam”. Ci sarebbe infatti da chiedersi chi rappresenti questo pericoloso islam che ci starebbe invadendo. Tutti i musulmani? O solo i musulmani „radicali“? Uomini? Migranti? Cosa dire invece di donne o bambini?

  1. Islam in quanto completamente estraneo all’Occidente e quindi non integrabile

Questa posizione è stata espressa molto chiaramente sempre da Viktor Orbán nel 2015, anno in cui, riferendosi ai flussi migratori di richiedenti l’asilo sulla rotta balcanica, egli ha rifiutato la politica di accoglienza dell’Unione Europea attraverso l’argomento secondo cui la maggioranza dei migranti fosse musulmana e quindi rappresentasse una minaccia per l’identità europea e le sue radici cristiane (The Guardian 2015).

Anche Matteo Salvini si è espresso, a febbraio 2018, in una direzione simile: “Il problema dell'Islam è che è una legge, non una religione: nel nome di un Dio impone una legge secondo me incompatibile con i nostri valori, i nostri diritti e le nostre libertà. Io non voglio che in casa mia si insedino persone per cui la donna vale meno dell'uomo, la giustizia islamica prevale sulla giustizia italiana, la libertà di pensiero è limitata da quello che prevede il Corano” (Sky/TG24 2018).

 

…per ora ci fermiamo qui! Ma vi propongo una sfida: provate ad analizzare voi l’ultima citazione del ministro dell’interno italiano. Trovate altri punti problematici nel suo intervento?

Vi dò un indizio: è possibile individuare ancora due tipi di discorsi sull’islam. La risposta la troverete nel prossimo blog, in cui continuerò con la lista appena iniziata!

 

[1] Cf. i termini „in ritirata“, „testa di ponte“.

 

Bibliografia

AfD-Landtags-TV: Björn Höcke: Entweder der Islam entschärft sich in Europa oder er wird aus Europa verabschiedet. Demonstration der AfD-Thüringen, Erfurter Domplatz [18.05.2016]. <https://www.youtube.com/watch?v=61DFprVGUiU>, [31.05.2017].

Boffey, Daniel (18.02.2018): Orbán claims Hungary is last bastion against 'Islamisation' of Europe. PM steps up populist rhetoric in annual state of the nation speech ahead of April elections. <https://www.theguardian.com/world/2018/feb/18/orban-claims-hungary-is-last-bastion-against-islamisation-of-europe>, [12.09.2018].

Educalingo dizionario: Testa di ponte. <https://educalingo.com/it/dic-it/testa-di-ponte>, [12.09.2018].

Hafez, Farid (2010): Islamophober Populismus. Moschee- und Minarettbauverbote österreichischer Parlamentsparteien. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Halm, Dirk (22008): Der Islam als Diskursfeld. Bilder des Islams in Deutschland. Wiesbaden: VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Sky/TG24 (08.02.2018): Salving: "L'Islam non è compatibile con la Costituzione". <https://tg24.sky.it/politica/2018/02/08/salvini-islam-non-compatibile-costituzione.html>, [12.09.2018]

Traynor, Ian (03.09.2015): Migration crisis: Hungary PM says Europe in grip of madness. Viktor Orb attacks EU policy, saying the influx of Muslim refugees poses a threat to Europe's Christian identity. <https://www.theguardian.com/world/2015/sep/03/migration-crisis-hungary-pm-victor-orban-europe-response-madness>, [12.09.2018].

 

T.

Sono T., una ragazza ventitreenne ticinese fortemente interessata alle questioni culturali e religiose con cui anche la società svizzera si vede sempre più confrontata. Tra le varie parole che non posso sopportare, il vocabolo "razza" è sicuramente quello che mi tocca di più. Purtroppo, idee di superiorità di ogni tipo, sono ancora presenti tutt’oggi. Per questo motivo ritengo di fondamentale importanza partecipare a progetti che favoriscano la convivenza reciproca e la crescita condivisa tra persone di differenti religioni, etnie e gruppi in una società multiculturale. 

Sono sempre più interessata alle tematiche della migrazione, dell'interculturalità e dell’interreligiosità. Come blogger nel progetto PositivIslam vorrei dare il mio contributo personale e continuo, paragonabile metaforicamente al corso di un ruscello. Direi che il rumore dell’acqua di un fiume mi rappresenti, poiché esso continua a farsi sentire, anche se non sempre lo si nota con la medesima intensità.

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