Radicalizzazione islamica: un problema che parte in casa

Par lundi 13 janvier 2020 465

Care lettrici, cari lettori, benvenuti di nuovo!
Oggi vorrei parlare con voi delle mie osservazioni sul fenomeno che tanto viene citato dai nostri giornali.

Cominciamo con il significato comune

Indipendentemente da quante definizioni ufficiali io possa tirare fuori, oggi il “radicalizzato islamico” (da qui in poi *RI*) è quel tizio barbuto che, sostenendo che le sue opinioni siano superiori a quelle degli altri, vuole imporle a tutti i costi, ricorrendo anche a metodi violenti ed al terrorismo 

Questa non è proprio la definizione di *RI*, perché di islamico non c’è molto, ma… questo tipo di stereotipo, esiste, indipendentemente da come vogliamo chiamarlo. Si tratta di una minoranza assoluta della comunità islamica, ma è una minoranza che infanga l’intero gruppo.

E continuiamo con un luogo comune

Si pensa che questo *RI* sia una persona che si allontana sempre di più da tutto quello che riguarda il mondo “occidentale” e che piano piano si rintani dentro la moschea, dove si ritrova con persone simili a lui.

Ecco, succede proprio il contrario: quando una persona comincia ad assumere certe tendenze strane, lo vedi allontanarsi sempre di più dalla moschea. Ho chiesto a 4 diversi direttori di moschee di diverse città, italiane e svizzere, che ogni tanto visito per queste ricerche, e mi hanno confermato la stessa cosa.

Fino ad altri luoghi comuni

Sorgono spontanee alcune domande:

La moschea non è un luogo che invita all’estremizzazione?

La moschea non invita mai all’estremizzazione. So che siamo tutti un po’ ancora scossi da casi come quello di Winterthur, ma si tratta di casi isolati, generati da alcuni individui che di religione spesso sanno davvero poco (il famoso imam di Winterthur sapeva a malapena un po’ di corano, al punto che forse io ne so di più). I sermoni fatti in moschea sono sempre inviti ai fedeli al buon comportamento ed alla devozione ad Iddio, e non hanno mai incitazioni all’odio (se non per questi folli casi isolati) o implicazioni politiche (meriterebbe approfondire questo aspetto parlando dei centri culturali etnici).

Perché i radicalizzati islamici se ne allontanano?

Una cosa che tante persone non sanno è che la “moschea” è tipicamente un luogo di preghiera ma anche un luogo di incontro sociale. Una situazione classica è che il *RI* si senta superiore agli altri fedeli presenti, oppure “incompreso”, ed abbandoni lentamente i suoi rapporti con le altre persone in moschea, fino a non frequentare più quel posto. D'altronde, siccome i sermoni invitano spesso al dialogo, alla convivenza, alla pace, una persona che si rifiuta di dialogare e che ha idee diverse è difficile che li stia volentieri ad ascoltare

Cosa succederebbe se queste persone restassero in moschea?

I punti di riferimento della moschea, sono di solito in buoni rapporti con le istituzioni sociali e di sicurezza, o almeno lo sono quanto basta per cooperare in casi di situazioni pericolose: è già successo in Ticino, ad esempio, che la direzione della moschea di Viganello segnalasse degli elementi pericolosi alle autorità.

Ovviamente, questo dipende dalla gravità della situazione: il primo passo è tipicamente cercare di comprendere meglio il *RI*, di capire perché la pensa in un certo modo, e provare a spiegargli i suoi errori.

Ma non ci sono i famosi “reclutatori”?

Conosco ragazzi che frequentano diverse moschee da decine di anni e non ne hanno mai visto uno, magari sono stati fortunati. Nessuno mi ha mai detto di aver avuto questo tipo di incontro ravvicinato.

Se davvero questi reclutatori esistono (io ci credo, ma non posso averne la certezza), allora le persone che (per qualsiasi ragione) si allontanano spontaneamente dalla moschea, rimangono leggermente più vulnerabili al pericolo rappresentato da questi criminali, soprattutto laddove chi si allontana si sente in qualche modo arrabbiato con la moschea.

Dove voglio arrivare? Se la comunità islamica locale ha dei problemi, si divide, e la gente che andava in moschea si isola, ecco che il pericolo di avere nuovi *RI*, cresce.

La comunità islamica deve quindi assumersi questo problema, analizzare le proprie mancanze, ed assicurarsi di rispettare anche i canoni di giustizia del paese in cui risiede (oltre a quelli islamici).

Le difficoltà moderne delle moschee europee e svizzere

In un evento dove si sono radunati giovani musulmani da tutta la svizzera, ho avuto modo di approfondire quali sono, secondo i giovani, le principali difficoltà che si rivedono nelle nostre moschee: due problemi davvero spesso segnalati sono la mancanza di un aspetto “associativo” delle comunità islamiche, che sono a tutti gli effetti delle associazioni dal punto di vista civile, e la mancata attenzione ai bisogni dei giovani.

Il primo problema, detto con parole più chiare, è che spesso quelle che noi chiamiamo “moschee” sono delle associazioni, spesso sotto il nome di “centro culturale”. Tuttavia, poche di queste associazioni effettivamente hanno un sistema chiaro per diventare membri, partecipare alle votazioni e prendere decisioni comunitarie. Succede così che spesso c’è un “presidente” di una certa moschea che rimane in carica per molto tempo senza che nessuno abbia una chiara idea del perché sia lui a dirigere il tutto.

Si tratta di un problema che nasce da motivazioni religiose? Di solito la risposta è “no”, ma questo ha poca importanza: un’associazione si deve basare su solidi principi definiti sul codice civile Svizzero (nel caso della Svizzera) e questa cosa deve essere rispettata a prescindere dal resto. Le regole sono regole.

Tante volte la comunità islamica si frammenta proprio perché tante persone sentono di non aver potuto esprimere la loro opinione e di essere semplicemente stati ignorati, o che certe decisioni siano state prese senza il consenso di nessuno.

Un altro aspetto importante è la mancata cura dei giovani: i genitori spesso trascurano sia la loro educazione religiosa, sia quelli che sono i bisogni dei ragazzi, ritrovandosi durante la fase adolescenziale ad avere davvero molti problemi nel rapporto con i figli. Questo si rivede anche nelle moschee: non c’è davvero un’attenzione particolare al come tenere i giovani coinvolti, e spesso li si trascura.

Per quanto questi problemi possano sembrare totalmente “problemi che non riguardano gli svizzeri”, l’isolamento delle persone provocato da queste situazioni porta ad una maggiore vulnerabilità.

Un possibile miglioramento che può venire “dall’esterno”, è una vicinanza maggiore dalle istituzioni ai centri di culto islamici, sia in termini di partecipazione (es eventi congiunti) sia in termini di osservazione del rispetto delle regole.

Ovviamente, lo sforzo principale deve venire “dall’interno”, dalle moschee stesse, ma non trascuriamo quanto i singoli interventi di ognuno di noi possano davvero fare la differenza.

Tra le tante iniziative che si sono proposte per migliorale lo status quo, le più interessanti probabilmente sono quelle di

  • Formare gli imam svizzeri direttamente in Svizzera
  • Chiedere da regolamento che il sermone del venerdì venga sempre fatto anche in italiano
  • Formare dei gruppi di lavoro che coinvolgono le istituzioni locali e le moschee

E voi cosa ne pensate? Diteci la vostra opinione nei commenti!

Grazie per la lettura!

Dignaz

Dignaz,
Piacere di conoscervi! Mi piace giocare a carte scoperte: sono di origini italiane, il mio sangue è un misto di nord e sud, sono un ingegnere informatico, studio intelligenza artificiale, e sono musulmano! Mi piace un sacco cucinare, stare nella natura, e tutta la narrattiva, soprattutto distopica, come i nostri quotidiani. 
Pur lavorando come informatico, partecipo a varie associazioni di carattere religioso, interculturale e sociale. Una strana combinazione forse, ma non così tanto se penso che il mio cioccolato preferito è quello salato.

Se potessi fare pubblicità a qualche personaggio contemporaneo, uno dei primi nomi che mi passa in testa è Norman Finkelstein, un autore, politico e scienziato americano.

C'è una parola che non sopporto usare e sentire: "odio". Ha molto peso, e la uso solo in casi estremi. 

Ci sono tante cose che vorrei imparare, e spero che questo progetto possa portarmi nuove conoscenze e confronti. Conto anche su di voi e sui vostri commenti!

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